I social nelle emergenze maltempo? Utili, ma senza abusarne

Dire che i social media sono diventanti una componente fondamentale della nostra vita è quasi lapalissiano. Quello che ancora ci colpisce, dopo anni in cui sembriamo fare a gara a chi occupa più social network degli altri, è l’infinità degli usi a cui si prestano e la loro estrema versatilità.

Il racconto passa dai social. A pensarci bene, siamo ormai in grado di scrivere un commento su un caso di politica internazionale o su un programma televisivo con la stessa facilità e nonchalance. Una tendenza che si rivela ancora più evidente in situazioni di emergenza: eventi terroristici o catastrofi naturali, per esempio, sono sempre più raccontati e vissuti sul web e sui nostri account social media. Con molte opportunità, ma anche rischi.

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Anche al Vaticano serve la comunicazione integrata per il suo brand

Il binomio tra Vaticano e comunicazione è inscindibile: non dobbiamo pensare solo alle doti comunicative dei vari pontefici, che variano sulla base delle inclinazioni personali e dello stile del loro magistero, ma anche alle strutture che si occupano di diffondere il messaggio religioso a tutto il mondo.

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Una istituzione ex novo. Una struttura, quella della comunicazione vaticana, che è al centro di un processo di riforma sotto la guida di monsignor Dario Edoardo Viganò. La segreteria per la comunicazione è stata istituita il 27 giugno 2015 con la Lettera apostolica in forma di Motu proprio “L’attuale contesto comunicativo”: non una mera unione fra dipartimenti preesistenti, ma “una istituzione ex novo”, come ha ricordato lo stesso papa Francesco in un discorso all’Assemblea plenaria della segreteria nel maggio 2017.

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La lotta alle fake news? Interessa anche alle aziende

Siamo abituati a pensare che le fake news, notizie prive di fondamento rilanciate sul web da siti non affidabili, siano esclusivamente un problema del mondo politico e che pongano innanzitutto una sfida “esistenziale” ai media ufficiali. Il successo messo a segno da Donald Trump negli Stati Uniti anche cavalcando l’effetto di bufale e dichiarazioni non veritiere diffusesi a macchia d’olio sui social media ha costituito il primo campanello d’allarme, a cui è seguita l’inquietudine suscitata dall’esito della battaglia referendaria per la Brexit. Uno scontro di opinioni in cui argomenti seri si sono irrimediabilmente mischiati a supposizioni e volute inesattezze.

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Reputazione a rischio. Un dibattito pubblico contaminato da menzogne confezionate ad arte rappresenta però una sfida per tutti gli attori sociali, inclusi gli operatori economici. Immaginiamo, per un attimo, che la Rete si riempia improvvisamente di presunte notizie errate su un nostro prodotto oppure che siti non verificati dichiarino la scarsa affidabilità della nostra azienda in materia di sostenibilità ambientale o di sicurezza. Il danno reputazionale potrebbe essere notevole e molto difficile da risolvere con la dovuta rapidità.

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Turismo e comunicazione: valorizzare realtà consolidate, far scoprire tesori nascosti

Sin dalla sua nascita il turismo è una pratica in continua evoluzione: innanzitutto, da fenomeno d’élite (il celebre Grand Tour degli aristocratici europei) a tendenza di massa negli anni del Boom economico. Andare in vacanza non è più solo una scelta individuale per il tempo libero, ma un motore di sviluppo economico e sociale per i luoghi che diventano destinazioni di richiamo. Non è una novità che l’Italia giochi questa corsa partendo dalla pole position: come certificato dall’ultimo rapporto sul soft power (la capacità di attrazione di un Paese in termini non coercitivi) stilato dall’agenzia di comunicazione Portland, il nostro Paese conquista un onorevole 13esimo posto a livello globale. Tendenza all’instabilità politica e crescita lenta vengono compensate infatti da un patrimonio storico eccezionale e da una cultura che abbraccia molteplici aspetti, dal fashion più sofisticato alla cucina tradizionale.

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L’immigrazione è una sfida anche per la comunicazione

Il tema dei migranti non è certo una novità delle ultime settimane, ma come ogni estate si avvia a essere uno degli argomenti di maggior rilievo per l’opinione pubblica. L’Italia, posta al centro del Mar Mediterraneo e affacciata sul continente africano, è per ovvie ragioni investita direttamente da quello che è ormai un fenomeno di portata globale e che va affrontato in quanto tale. Abbiamo tutti seguito sui giornali la dialettica, spesso intensa, che si sviluppa tra Roma e gli altri Stati membri dell’Unione europea, restii a farsi carico di un problema che appare ancora esclusivo appannaggio dei Paesi mediterranei. Ai «no, grazie» di molti governi della Ue, invitati a rispettare i propri impegni in materia di redistribuzione dei rifugiati, è seguito il confronto molto duro avvenuto all’ultimo vertice informale dei ministri degli Interni a Tallinn, durante il quale il ministro degli Interni Marco Minniti ha tentato di convincere gli omologhi europei ad aprire i propri porti a quanti sbarcano stremati sulle coste della “Fortezza Europa”.

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