Posizione aperta: Consultant in ambito corporate communication, stakeholder engagement, digital PR

Siamo una realtà dinamica ed in continua evoluzione. Per la sede di Roma siamo interessati a entrare in contatto con persone di talento, determinate ad affrontare nuove sfide e motivate a partecipare al nostro ambizioso progetto.

Si richiede:

  •  Eccellente background accademico, passione per la comunicazione, conoscenze in ambito corporate communication, stakeholder engagement, digital PR e lingua inglese fluente

  •  Età circa 30 anni e un’esperienza lavorativa di almeno due/tre anni in società di consulenza o aziende

  •   •  Ottime capacità comunicative e relazionali, orientamento al risultato e al problem solving, predisposizione al lavoro in team e voglia di investire in un’attività che richiede:
  •           – predisposizione al multitasking
  •           – capacità di lavorare sotto pressione

Se pensi di avere questi requisiti, inviaci il tuo curriculm vitae e lo considereremo per le prossime opportunità di lavoro in Comin & Partners

Invia il tuo CV entro il  30 novembre 2017 a: careers@cominandpartners.com

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Campagne elettorali online: il rigore è fondamentale

Il caso Dirty Campaigning sta dominando la campagna elettorale in Austria, dove si vota il prossimo 15 ottobre. Una tornata che, a differenza delle recenti elezioni in Germania, non ha avuto grande risonanza in Italia, con l’eccezione dell’interessante intervista di Paolo Valentino al Cancelliere Christian Kern, pubblicata lo scorso fine settimana sul Corriere della Sera. Eppure lo scandalo innescato dalla scoperta di alcune tattiche diffamatorie adottate sui social media dal team del Partito socialdemocratico (che ha proprio Kern come candidato) rappresentano un interessante caso di studio per chi si occupa di comunicazione elettorale: l’arena digitale è un campo da presidiare in modo strategico, che può rivelarsi però una fonte di rischi per l’immagine pubblica del nostro candidato.

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Il caso Sulberstein. A sconvolgere una campagna elettorale che arriva al termine di ripetute elezioni per la Presidenza della Repubblica e alla fine prematura dell’attuale legislatura è stata la scoperta che un consulente dei socialdemocratici, Tal Silberstein, avrebbe scelto di screditare il candidato dei Popolari, il giovane Sebastian Kurz, mettendo in piedi pagine Facebook apertamente denigratorie nei suoi confronti. Silberstein è stato arrestato lo scorso agosto per reati non connessi alla campagna elettorale, ma le rivelazioni di alcuni media austriaci hanno messo di colpo sotto la luce dei riflettori l’aspetto più oscuro dei social media: da amplificatori delle attività “offline” del candidato a trasmettitori di informazioni negative sugli avversari.

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Per comunicare il patrimonio culturale tiriamolo giù dal piedistallo

La società in cui viviamo è alla costante ricerca di contenuti: originali, innovativi, stimolanti. L’avvento dei media digitali, dal classico Facebook al vivacissimo Snapchat, hanno cambiato in profondità le modalità tramite le quali accediamo ad essi: immagini e video sono sempre più ciò di cui andiamo alla ricerca, compulsando il nostro smartphone o navigando sul web. Immagini che hanno attraversato esse stesse una vera e propria rivoluzione. Nell’ormai lontano 1888 il fondatore di Kodak, George Eastman, coniò il geniale slogan “Tu premi il bottone, noi facciamo il resto”.

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Oggi invece l’utente-tipo può immortalare all’istante un’immagine con il suo cellulare e ha un unico imperativo: condividerla con la propria rete di “amici” e follower. Ognuno diventa quindi un trasmettitore, in una corsa contro il tempo che richiede velocità e immediatezza nel diffondere ciò che viene riconosciuto come bello o emotivamente importante. Dal punto di vista del comunicatore, i contenuti ad effetto che dobbiamo intercettare o amplificare sono dunque spesso generati dalla stessa audience che vogliamo ingaggiare.

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I social nelle emergenze maltempo? Utili, ma senza abusarne

Dire che i social media sono diventanti una componente fondamentale della nostra vita è quasi lapalissiano. Quello che ancora ci colpisce, dopo anni in cui sembriamo fare a gara a chi occupa più social network degli altri, è l’infinità degli usi a cui si prestano e la loro estrema versatilità.

Il racconto passa dai social. A pensarci bene, siamo ormai in grado di scrivere un commento su un caso di politica internazionale o su un programma televisivo con la stessa facilità e nonchalance. Una tendenza che si rivela ancora più evidente in situazioni di emergenza: eventi terroristici o catastrofi naturali, per esempio, sono sempre più raccontati e vissuti sul web e sui nostri account social media. Con molte opportunità, ma anche rischi.

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Anche al Vaticano serve la comunicazione integrata per il suo brand

Il binomio tra Vaticano e comunicazione è inscindibile: non dobbiamo pensare solo alle doti comunicative dei vari pontefici, che variano sulla base delle inclinazioni personali e dello stile del loro magistero, ma anche alle strutture che si occupano di diffondere il messaggio religioso a tutto il mondo.

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Una istituzione ex novo. Una struttura, quella della comunicazione vaticana, che è al centro di un processo di riforma sotto la guida di monsignor Dario Edoardo Viganò. La segreteria per la comunicazione è stata istituita il 27 giugno 2015 con la Lettera apostolica in forma di Motu proprio “L’attuale contesto comunicativo”: non una mera unione fra dipartimenti preesistenti, ma “una istituzione ex novo”, come ha ricordato lo stesso papa Francesco in un discorso all’Assemblea plenaria della segreteria nel maggio 2017.

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