Avviso ai comunicatori: l’insidia del nostro tempo è l’iper-modernità

Di sondaggi ne leggiamo molti e di tutti i tipi, sia politici sia di opinione. Una rilevazione condotta nell’ambito di una determinata categoria professionale può essere però particolarmente utile per testare la rilevanza di alcuni fenomeni e valutare la visione delle tematiche strategiche per l’evoluzione del “mestiere”. Un mestiere, quello del comunicatore, che è al centro dello European Communication Monitor (Ecm), di cui è stata diffusa in questi giorni l’edizione 2017. Lo studio si basa sulle risposte di 3.387 professionisti senior dei principali Paesi europei e fornisce uno spaccato interessante dell’orientamento dei comunicatori relativamente ai trend che contraddistinguono il nostro mondo.

european-communication-monitor-2017-1-638

L’importanza della comunicazione visuale. Partiamo da uno degli argomenti che sembra essere ormai tra quelli dominanti: la comunicazione visuale. Il consenso sulla sua importanza raggiunge percentuali bulgare: circa il 95% dei colleghi ritiene infatti che la capacità di rendere visualizzabili i contenuti sia determinante per il successo delle attività di comunicazione. Una consapevolezza, dichiarano gli intervistati, che deriva anche dalle crescenti richieste dei propri interlocutori, che negli ultimi tre anni hanno visto aumentare esponenzialmente il bisogno di ricorrere a immagini e infografiche, ma anche a video da caricare online e fotografie facilmente condivisibili. C’è solo un problema: solo il 4,6% dei professionisti ha già messo in atto processi manageriali che permettano di gestire questo tipo di attività e solo uno su 10 ritiene di aver sviluppato competenze in questo campo.

Leggi tutto

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedIn

Informazione a prova di social network, guida per sopravvivere

Il rapporto tra grandi gruppi editoriali e social media è da tempo sotto i riflettori. Accantoniamo una volta per tutte le rivendicazioni delle due parti e le “nostalgie” di comodo. Tornare indietro di 20 anni è impossibile e se c’è un errore che la carta stampata (e i media in generale) non possono permettersi di commettere è proprio quello di limitarsi a “contenere i danni” sperando che la tempesta finisca.

bezos

Il ciclo della rete cannibalizza. La tempesta non finirà perché è il contesto a essere drammaticamente cambiato, scardinando abitudini di consumo consolidate e sottoponendo i contenuti editoriali alla pressione del ciclo informativo della Rete e alla moltiplicazione dei canali. Con un elemento interessante in più: oggi anche i social network e i nuovi giganti della Silicon Valley si interrogano sempre più frequentemente sul loro ruolo nella società. Perché un peso maggiore in economia comporta anche la responsabilità di definire una visione e di identificare una mission coerente con i propri obiettivi.

Partiamo dal futuro dell’editoria. Sono stati scritti fiumi di inchiostro sulla “morte dei giornali” e sulle difficoltà attraversate da storici gruppi editoriali in Italia e all’estero. Liberiamoci subito da un preconcetto: aprire le porte al digitale non è per forza di cose l’elisir di lunga vita. Quello che conta davvero è piuttosto la capacità di valorizzare la storia e l’autorevolezza della testata per farne il punto di forza di una strategia di diffusione dei contenuti che mixi la carta stampata, il sito web, la versione digitale e i social media.

Leggi tutto

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedIn

Gli italiani e la radio: una passione sempre viva

Le app sul nostro smartphone sono uno strumento a portata di mano, che consultiamo quotidianamente in cerca di qualsiasi cosa: dalle news dell’ultima ora alle previsioni del tempo, dalla nostra canzone preferita all’andamento in Borsa dei titoli. Eppure c’è un mezzo, molto più antico dei nostri cellulari, che è in grado di sostituire in un colpo solo tutte queste applicazioni: la cara vecchia radio.

un-radio-day

Tradizione e innovazione. L’ultimo rapporto Censis (2016) fotografa efficacemente quello che definisce il «boom del digitale»: nel corso degli ultimi 10 anni gli utenti di internet nel nostro Paese sono passati da meno della metà a quasi tre quarti della popolazione, complice l’inarrestabile diffusione degli smartphone. Come prevedibile, si mantiene tuttora incontrastata la leadership della televisione (che raggiunge oltre il 97% degli italiani), accompagnata dal declino della carta stampata (solo 40%). Tradizione non si associa però a inevitabile ridimensionamento del ruolo: con un’utenza complessiva pari all’83,9% degli italiani, la radio si conferma infatti scelta irrinunciabile per un bacino di ascoltatori in cui il ricorso agli apparecchi tradizionali è in aumento (+4,8% in un anno). Una passione, quella per la radio, che viene ulteriormente rafforzata dall’avvento del digitale: non stupisce che la crescita complessiva dell’utenza da smartphone, per esempio, sia stata pari, nel periodo 2007-2016, al +13,7%. Anche l’ascolto della radio su internet via computer ha registrato un balzo del +6,9% nello stesso periodo, a ulteriore dimostrazione che i nuovi mezzi non distruggono i vecchi, ma possono potenziarne il raggio d’azione grazie alle nuove tecnologie.

Leggi tutto

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedIn

Non c’è futuro per le aziende senza cultura della sostenibilità

Le attività di corporate social responsibility sono ormai stabilmente inglobate nel perimetro di numerose aziende italiane e internazionali, tanto che l’idea stessa di “responsabilità” nei confronti dei contesti nei quali si opera sembra quasi un concetto da dare per scontato. Lo troviamo ripetuto nelle presentazioni corporate, nei siti aziendali, nei comunicati stampa, sui canali social. Un recente sondaggio realizzato dal gruppo PagineSì! su un campione di 500 clienti conferma che il 56% delle aziende intervistate sono impegnate in attività legate in qualche modo alla responsabilità sociale.sdg_1

Leggi tutto

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedIn

Instagram e utenti divisi per età: il trucco social per i politici

Di comunicazione politica e di utilizzo dei social media nelle campagne elettorali abbiamo discusso di frequente negli ultimi mesi, analizzando i casi degli Stati Uniti, della Francia e ora del Regno Unito. Ma se dovessimo scattare una fotografia delle abitudini degli italiani sul web, quale sarebbe il risultato? Al netto dell’interesse sociologico e di cronaca, studiare come si comportano i nostri concittadini quando navigano quotidianamente sui social media è fondamentale per qualsiasi tipo di comunicazione, soprattutto quella politica.

TRUMP_TWITTER

Leggi tutto

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedIn