Turismo e comunicazione: valorizzare realtà consolidate, far scoprire tesori nascosti

La parola d'ordine per promuovere le nostre bellezze è digitalizzazione. Facendo conoscere a turisti sempre più 2.0 nuove mete e raccontando in modo innovativo i tesori che il mondo ci invidia.

Sin dalla sua nascita il turismo è una pratica in continua evoluzione: innanzitutto, da fenomeno d’élite (il celebre Grand Tour degli aristocratici europei) a tendenza di massa negli anni del Boom economico. Andare in vacanza non è più solo una scelta individuale per il tempo libero, ma un motore di sviluppo economico e sociale per i luoghi che diventano destinazioni di richiamo. Non è una novità che l’Italia giochi questa corsa partendo dalla pole position: come certificato dall’ultimo rapporto sul soft power (la capacità di attrazione di un Paese in termini non coercitivi) stilato dall’agenzia di comunicazione Portland, il nostro Paese conquista un onorevole 13esimo posto a livello globale. Tendenza all’instabilità politica e crescita lenta vengono compensate infatti da un patrimonio storico eccezionale e da una cultura che abbraccia molteplici aspetti, dal fashion più sofisticato alla cucina tradizionale.

8c4f6340-0317-4b2e-b017-84f408d3d61c_large

Dalla cartolina a Instagram. Se i turisti cambiano, cambiano anche le modalità che abbiamo di comunicare con loro. Pensiamo alla cartolina: fino a qualche tempo fa il modo migliore per far sapere a parenti e amici che li avevamo pensati durante un viaggio, oggi quasi un oggetto di antiquariato. Proprio per non essere vintage, non dobbiamo cadere nella sindrome della cartolina: anziché una sola, sono oggi innumerevoli le immagini che possiamo condividere grazie al nostro smartphone e ai social network. La comunicazione, digitale ma non solo, gioca ormai un ruolo fondamentale quando si sceglie un luogo da visitare. Le risorse da sole non bastano però a creare flussi turistici: la comunicazione diventa quindi essenziale sia per costruire l’immagine di un determinato luogo che deve essere ancora conosciuto, sia per riposizionare una meta che ha perso l’attrattività del passato o che appare troppo di massa.

Consultiamo, per esempio, il nuovo Piano Strategico del Turismo (Pst) con cui il governo ha inteso ridisegnare la programmazione in materia di economia del turismo per i prossimi sei anni. Sostenibilità, innovazione e accessibilità sono i concetti-chiave scelti per questa strategia di ampio respiro, riassunta dal titolo Italia, Paese per viaggiatori. Troppo spesso ci dimentichiamo che la nostra unicità non può essere data per scontata: tutti conoscono il Colosseo e la Torre di Pisa, ma come facciamo a essere certi che siano davvero a portata di click? Puntare sulla digitalizzazione vuol dire predisporre infrastrutture adatte a turisti sempre più 2.0 (che viaggiano con il cellulare in tasca e prenotano tutto sul web), senza dimenticare l’importanza di un presidio della Rete dinamico e innovativo.

La vacanza si organizza in rete. Qualche esempio? Evitare la moltiplicazione dei portali informativi (a scapito della chiarezza), raccontare le città d’arte e le bellezze naturalistiche in modo coinvolgente anche tramite i canali social più innovativi (Instagram), “digitalizzare” i musei facendo percepire a chiunque visiti il sito l’importanza di ammirarne dal vivo i capolavori. Qualche dato citato nella Strategia Nazionale: il 91% delle persone che hanno accesso a Internet usano i motori di ricerca per pianificare le vacanze, il 68% ricerca online prima di decidere il luogo e le modalità del suo viaggio, il 58% utilizza fonti online per valutare attività e servizi. Se vogliamo che l’Italia diventi una delle destinazioni preferite anche dai millennial, una generazione di viaggiatori nati, è qui che dobbiamo lavorare per migliorare sempre di più.

L’Italia non è solo la Penisola delle grandi città d’arte. Sono tantissimi i luoghi che non rientrano nel radar del viaggiatore poco informato o di coloro che prendono parte a vacanze programmate sulla base dei gusti di massa. Al “mordi e fuggi” in una destinazione tradizionale sono in molti a preferire la sensazione unica di sentirsi per alcuni giorni parte di una dimensione “a sé”, esclusiva perché non ancora standardizzata e affollata. Non è un caso che il 2017 sia stato scelto lo scorso febbraio come l’anno dei Borghi, in un progetto sostenuto dal ministero dei Beni culturali, dalle Regioni e dall’Enit. Valorizzare i borghi vuol dire fare un ulteriore passo avanti per ampliare l’esperienza del viaggio e dare la giusta evidenza a località bellissime, anche se ancora poco note. Il turismo è un tassello importante per rimettere in moto l’economia dei piccoli centri e porre un freno efficace a quella tendenza allo spopolamento che rischia di trasformare i paesi in musei. Un rischio che affrontano sia grandi città come Venezia sia i borghi disseminati nella Penisola.

Soft power all’italiana. È di questi giorni la notizia di un bando promosso dai ministeri dei Beni culturali e dei Trasporti insieme all’Agenzia del Demanio e al Touring Club, con l’obiettivo di affidare 46 immobili pubblici in concessione gratuita a soggetti privati under 40. Strutture localizzate lungo itinerari storico-religiosi in giro per il Belpaese e che saranno tanti piccoli hot spot per assicurare una cultura dell’ospitalità affidata a giovani del luogo e contraddistinta dalla familiarità che solo chi è nato e cresciuto lì può trasmettere ai viaggiatori. Anche questo è soft power all’italiana.

Ps. La rubrica va in vacanza. Ci risentiamo a settembre!

*Twitter: @gcomin

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedIn

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *