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Fiction, lingua universale per raccontare l’Italia

Se dovessimo indicare il modo più efficace per raccontare l’epoca che stiamo vivendo sceglieremmo con molta probabilità la serie tivù.
Per molti di noi le serie sono diventate una fonte di divertimento e relax, se non di autentica passione da “divorare” nei momenti che preferiamo o seguendo, con maggiore pazienza, la programmazione televisiva.
Una passione che in Italia, Paese di grandi registi e di storici festival cinematografici, ha contagiato anche il Premio Oscar Paolo Sorrentino.

pope

L’autore de Il Divo e de La Grande Bellezza ha infatti accettato la sfida di mettersi dietro la macchina da presa per dirigere una serie come The Young Pope, con la star Jude Law nei panni di un ambiguo e giovanissimo pontefice che scardina tutte le regole.

Nulla da invidiare.
Un segno che questo genere non ha nulla da invidiare alle grandi produzioni cinematografiche, oltre a essere una conferma che sul set gli italiani continuano a dimostrare creatività e voglia di sperimentare in grado di catturare un pubblico globale.
Il Wall Street Journal, spesso citato in Italia per qualche impietosa analisi dello stato di salute della nostra economia, ha dedicato una pagina a quello che ha definito il “Rinascimento della televisione italiana”.
Un Rinascimento che si è delineato in modo chiaro quando ha visto la luce la nuova serie di Sorrentino: 10 episodi tutti in lingua inglese, un budget da record di 45 milioni di dollari e una programmazione che include, nell’ordine, Italia, Regno Unito e Stati Uniti.

Più produttori . Un prodotto tricolore a marchio Sky coprodotto dalla statunitense Hbo, dall’italiana Wildside, dalla francese Canal Plus e dalla spagnola Mediapro.
La storia di quello che si annuncia il pontefice più rivoluzionario mai visto su uno schermo televisivo è stata in grado di mettere insieme produttori internazionali e raggiungerà un pubblico che ha visto Roma solo in cartolina.

Un racconto duro e senza filtri che ci rafforza davanti al mondo

Se un prodotto è capace di colpire e conquistare in diversi contesti nazionali e culturali può contare indubbiamente su molti elementi di forza ed è il motivo per cui il Wall Street Journal lo ritiene un segnale incoraggiante di rinascita che segue un ciclo di grandi successi (Gomorra, 1992) e che potrebbe presto riservarci nuove sorprese in futuro, dall’atteso sequel 1993 a ZeroZeroZero (sempre dalla penna di Saviano) passando per Calciopoli.

Anche i punti oscuri. Un racconto spesso duro e senza filtri della storia e della realtà italiana, ma che rafforza la nostra capacità di presentarci a un pubblico internazionale al di là delle cartoline oleografiche e delle ricostruzioni di maniera.
Un approccio, insomma, che non teme di svelare i punti più oscuri del nostro Paese e che li rilegge attraverso il filtro della creatività.
Saremo pronti a continuare sulla strada di questo Rinascimento?
A giudicare dalle ultime novità del settore, sono gli stessi produttori a muoversi per non farsi cogliere impreparati.

E ora torna il western. La Leone Film Group, per esempio, guidata dai figli del fondatore Sergio Leone Andrea e Raffaella, ha recentemente annunciato l’ingresso nella società di Maite Bulgari, rappresentanza di un’altra eccellenza italiana.
La Leone Film Group si candida dunque a diventare nei prossimi anni un polo nazionale della produzione di fiction per il piccolo schermo e ha già in cantiere, ha osservato lo stesso Wsj, un interessante progetto per riportare in vita il western all’italiana che ha consacrato Sergio Leone nella storia del cinema.
Una storia, ancora una volta, che diventa trampolino di lancio per competere nel presente.

Con “I Medici” sulla Rai rinasce pure il nostro servizio pubblico

Di Rinascimento si può sempre parlare anche a proposito del servizio pubblico televisivo, che sembra pronto a spiccare il grande salto proprio dalla culla di quell’epoca, Firenze.
Dal 18 ottobre 2016, in prima serata, è possibile ripercorrere su RaiUno la saga de I MediciMasters of Florence, otto puntate da 50 minuti l’una per rivivere, in un’atmosfera in bilico tra House of Cards e un film in costume, l’ascesa della famiglia che ha fatto la storia d’Italia, rappresentata da Dustin Hoffman (Giovanni de Medici) e dal giovane Richard Madden, la star del Trono di Spade nei panni dell’ambizioso figlio Cosimo.

Inimitabili location. Un cast che denota la chiara intenzione di ricalcare il meglio delle grandi serie americane, valorizzando le inimitabili location italiane e mescolando in modo innovativo generi e linguaggi (la sigla di apertura è cantata da una graffiante cantante rock, Skin).
Un’intuizione, come ha ricordato il presidente del Consiglio Matteo Renzi all’anteprima della serie, che arriva da un uomo che ha cambiato il volto della televisione pubblica in Italia, il fiorentino ex direttore generale della Rai Ettore Bernabei.

Ormai si parla italiano. Dal papa con la sigaretta tra le labbra di Sorrentino ai signori rinascimentali senza scrupoli della Rai, è evidente che anche le grandi produzioni televisive internazionali parlano italiano.

Twitter @gcomin

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