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Attenti, Anche Avere Una Buona Reputazione Ha I Suoi Svantaggi

Attenti, anche avere una buona reputazione ha i suoi svantaggi

di Gianluca Comin

Negli anni, abbiamo cercato di aiutare le aziende a costruire una buona reputazione. A volte le abbiamo addirittura dovute convincere che l’investimento in un’azione di consolidamento della reputazione avrebbe potuto esclusivamente apportare benefici alla loro attività. Insieme ad altri colleghi, abbiamo analizzato casi empirici, ci siamo rivolti a ceo di aziende di livello e abbiamo consigliato loro come costruire una reputazione duratura, efficace ed efficiente.

Attraverso lo strumento della comunicazione e l’attento studio di piani di risk assessment, molte aziende hanno incrementato la propria reputazione, richiamando a sé clienti e importanti stakeholders. Godere di una buona fama significa, infatti, ridurre gli sforzi necessari ad attrarre nuovi interlocutori, permettendo così a manager imprenditori di dedicare tempo e risorse al perseguimento di nuovi business. Ma cosa succede quando un’azienda, una società o un ceo godono di un’ottima reputazione? Cosa succede quando questa si consolida in maniera così radicale da diventarne l’unico tratto distintivo?

Ci interroghiamo troppo poco, infatti, su cosa avviene dopo il perseguimento dell’obiettivo. Mantenere una buona reputazione rappresenta, certamente, una fase molto delicata, ma è altrettanto vero che, in qualsiasi tipo di attività, è necessario perseguire quell’aurea mediocritas in grado di bilanciare la percezione dell’azienda stessa, rendendola eccellente, ma anche umana. Diventare i primi della classe comporta, dunque, molta responsabilità che, spesso, le aziende non sono in grado di affrontare.

CREDERE TROPPO IN SE STESSI PUÒ TRASFORMARSI IN ARROGANZA

Tra gli articoli presenti nella pubblicazione mensile del Reputation Symposium, edito dall’Oxford University Centre Michaelmas term 2019 for Corporate Reputation, è stato evidenziato come una buona reputazione può effettivamente danneggiare un’organizzazione. In particolare, si fa riferimento al cosiddetto «hubris organizzativo», ovvero una situazione in cui è presente un eccesso di fiducia tra i membri di una stessa organizzazione. L’hubris si verifica quando una persona mostra un estremo orgoglio o una eccessiva fiducia in sé stessa e spesso implica una perdita di contatto con la realtà. Essere i primi della classe può significare per molti essere intoccabili, superiori e invincibili.

Per i leader aziendali, l’hubris rappresenta la grossolana sopravvalutazione della propria competenza professionale, dei propri risultati e delle proprie capacità e l’impatto che questa sconsiderata percezione di sé stessi può essere devastante. Non è un caso che quando un’azienda è troppo “sicura di sé” i dipendenti stessi possono risentirne. Vittime del nome che porta il loro posto di lavoro, lo stress e le manie di perfezionismo possono prendere il sopravvento. In particolare, quando un ceo è troppo sicuro della propria azienda e del proprio business può arrivare perfino a sottovalutare i propri dipendenti o considerarli attori marginali della propria attività.

Ma non finisce qui. La certezza di poter contare su un buon nome può compromettere la visione d’insieme del mercato in cui l’azienda opera, creando così un vulnus interno molto profondo e un vantaggio per i competitor. Come abbiamo più volte ribadito, infatti, godere di una buona reputazione rappresenta un vantaggio competitivo invidiabile che deve essere sfruttato anche per tenere d’occhio competitor e stakeholder. Nel turbinoso mondo dei social media basta un attimo per incappare in crisi profonde. Per questo motivo, la buona reputazione di un’azienda deve essere usata all’esterno e all’interno come driver per accrescere i propri valori, obiettivi e visioni e non incappare un hubris inutile. Buona reputazione, sicurezza e fiducia non devono tradursi in arroganza e altezzosità, bensì favorire un processo di sviluppo per l’azienda stessa.

QUANDO L’ECCESSIVA FIDUCIA PUÒ RAPPRENSENTARE UN VANTAGGIO

L’eccessiva fiducia in sé stessi, però, non può essere considerato sempre e solo un aspetto negativo. Ad esempio, se i dirigenti sono altamente fiduciosi e consci del mondo che li circonda, potrebbero essere preziosi in aziende che stanno vivendo profondi momenti di crisi o in cui è necessario prendere decisioni difficili. Inoltre, il lato positivo di avere ceo estremamente fiducioso in se stessi e nel proprio business è stato evidenziato anche da una ricerca pubblicata nella Harvard Business Review, che dimostra come amministratori delegati molto sicuri di sé sono più propensi a sviluppare relazioni con i fornitori chiave, e che tali relazioni tendono a durare più a lungo della media.

Infine, un ceo particolarmente fiducioso è in grado di garantire la fedeltà dei suoi dipendenti, grazie all’allineamento delle convinzioni, influendo positivamente sull’employer branding. In conclusione, è importante ricordare che, se è vero che una buona reputazione può essere rovinata in pochi minuti, è altrettanto vero che non bisogna diventarne schiavi. Fiducia e buona reputazione devono rappresentano driver volti allo sviluppo di un’azienda e non un’agevolazione al suo decadimento.

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