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Chi Si Veste Meglio Ha Più Possibilità Di Farsi Ascoltare

Chi si veste meglio ha più possibilità di farsi ascoltare

di Gianluca Comin

Non giudicare un libro dalla copertina» è uno dei più antichi proverbi esistenti. Fin da piccoli ci viene insegnato a non fare affidamento sulle apparenze, che spesso possono ingannare. A sentire invece Stephen Martin e Joseph Marks e il loro Messengers: Who We Listen To, Who We Don’t And Why l’aspetto di un dirigente d’azienda – o più in generale di una persona in una posizione di potere – conta ed è esaminato con estrema attenzione. Nel campo aziendale e d’impresa la copertina viene, dunque, giudicata.

Secondo i due autori, esperti comportamentali oggetto di un interessante recente articolo di The Economist, quando viene chiesto di tradurre visivamente l’idea del successo, la maggior parte delle persone lo associa all’immagine di un uomo, in completo e dall’aspetto distinto. Ma non solo. Il successo agli occhi dell’opinione pubblica va di pari passo con la fiducia, con la credibilità e quindi con la reputazione. E qui entra in campo il nostro lavoro di comunicatori, che sempre di più dobbiamo tener conto di una crescente mole di variabili e di sfumature, tutte capaci di orientare il consenso, e quindi il supporto, dei nostri consumatori o stakeholder.

ASPETTO IMPECCABILE, FIDUCIA (QUASI) ASSICURATA

Sappiamo che la comunicazione è un’attività incessante, dato che in ogni momento avviene uno scambio di informazioni, verbali o non. Ma allora, se davvero crediamo di più alle persone a cui riconosciamo un successo, siamo dunque più propensi ad ascoltare chi si presenta meglio all’esterno, chi è vestito meglio? Secondo gli autori sì. Ogni dettaglio del nostro aspetto esteriore, dalle scarpe alla cravatta, può influenzare la percezione che gli altri hanno di noi. Se dall’esterno la superficie è impeccabile, le possibilità che il contenuto venga messo in discussione si riducono drasticamente. Ne consegue che la competenza, in alcuni casi, viene purtroppo al secondo posto.

SE IL MESSAGGERO È PIÙ IMPORTANTE DEL MESSAGGIO

Quando un’idea – naturalmente pensata per influenzare il pubblico – viene comunicata, la sua correttezza non viene stabilita solamente per ragioni intrinseche, legate alla validità del messaggio, anzi! La prima cosa a essere giudicata è il messaggero. E, a primo impatto, su cos’altro potrebbe basarsi questo giudizio se non sull’apparenza? Se pensiamo all’enorme seguito di alcuni politici che sostengono palesi fake news o rinnegano verità scientifiche – come alcune uscite di Donald Trump sul climate change – diventa tutto più chiaro. La logica e la correttezza del messaggio sono, a volte, meno importanti del messaggero. Il messaggio è inevitabilmente legato a doppio filo al messaggero e quindi alla sua percezione, anche “estetica”.

A VOLTE BASTA UN BEL VESTITO

In un esperimento condotto da Monroe Lefkowitz, un uomo attraversava la strada con il semaforo rosso. In metà dei casi era vestito particolarmente bene, in abito, e nell’altra metà in modo normale. I risultati hanno dimostrato che le persone che seguivano il signore ben vestito, prendendosi il rischio di passare col rosso, erano tre volte e mezzo più numerose degli altri. A prescindere dal contenuto, quindi, ci fidiamo di più di chi appare più affidabile. Veniamo giudicati dal nostro aspetto e dal modo in cui ci vestiamo. Quindi, la prossima volta che vorrete persuadere ed essere ascoltati, vi consiglio (anche) di indossare un completo.

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