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Il gender gap non è solo ingiusto, ma anche svantaggioso

C’è un’espressione che negli ultimi mesi troviamo su tutte le pagine dei giornali: “Industria 4.0”. Una nuova rivoluzione industriale che, anziché essere basata sul carbone, sull’energia elettrica o sull’informatica, darà luogo per la prima volta a un ciclo di produzione automatizzato e interconnesso. Una “rivoluzione” necessita in realtà di tante piccole rivoluzioni, magari meno altisonanti ma più profonde e incisive. Una di queste è quella che dovrebbe permetterci di colmare il cosiddetto gender gap, la disparità di genere che non assicura le stesse opportunità professionali alle donne e agli uomini. Un contesto economico diseguale, in cui il potenziale femminile non viene adeguatamente sfruttato, non è solo ingiusto ma profondamente inefficiente.

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Talent pipeline inceppata. Non colmare il gender gap significa trascurare un inestimabile capitale di talento e ha un impatto misurabile in termini di business. Lo ha messo nero su bianco il World Economic Forum in un report pubblicato all’inizio di quest’anno: anche se le donne sono mediamente più istruite degli uomini a livello globale, la loro probabilità di occupare posizioni di leadership è solo il 28% di quella degli uomini. Questo nonostante sia donna la maggioranza delle matricole universitarie in 100 Paesi. In un settore alla continua ricerca di potenziale umano come quello dell’informatica e della tecnologia, paradossalmente, solo il 37% degli operatori ritiene che allargare la componente femminile della propria forza lavoro sia funzionale agli obiettivi di crescita. È la talent pipeline che sembra essere inceppata: esaminando tutti i settori, risulta che il 33% dei dipendenti junior è donna, ma tale percentuale frana al 15% e al 9% se consideriamo il livello senior e i vertici aziendali.

L’equilibrio conviene. Quanto detto per il settore tecnologico vale ovviamente anche per tutti gli altri: le donne devono diventare sempre più protagoniste. Non solo perché è giusto, ma perché conviene. Uno studio della società di consulenza PwC del 2013 ha messo in fila le cifre per spingere verso il superamento del gender gap anche nell’industria dei servizi finanziari. Le società con Consigli di amministrazione più equilibrati tra i due sessi mettono a segno performance nettamente migliori (42% in più di ricavi dalle vendite, 66% in più di ritorni sul capitale investito) ma la presenza di donne a tutti i livelli ha soprattutto un impatto sulla capacità di attrarre segmenti decisivi della clientela. Solo negli Stati Uniti, le donne controllano il 50% della ricchezza privata e in un terzo delle famiglie sono l’attore-chiave che orienta le scelte di investimento.

C’è però un’altra componente fondamentale: la reputazione. Per quanto riguarda le relazioni con gli investitori, è stato dimostrato che il ruolo di un Consiglio di amministrazione con una nutrita presenza femminile viene valutato come un notevole punto di forza, poiché ci si aspetta che l’azienda sia più propensa a un efficace risk management. La diversity è inoltre uno dei valori chiave alla luce del quale le giovani generazioni valutano il profilo di un’azienda: dall’acquisto di un prodotto all’invio di un curriculum per una posizione, sarà anche l’apertura dimostrata nei confronti delle donne a rendere attrattiva un’azienda agli occhi di un osservatore esterno.

Cazzullo e un libro emblematico. Le donne erediteranno la terra è l’emblematico titolo che l’editorialista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo ha scelto per il suo ultimo libro, edito da Feltrinelli. Un’epoca «grandiosa e terribile» come la nostra richiede infatti l’intraprendenza e il genio femminile per essere affrontata con successo. Basta sfogliare un giornale o farsi un giro nelle aziende per rendersi conto di quante donne straordinarie abbiano già ereditato quelle funzioni che gli uomini hanno sempre ottusamente reclamato per sé: dai laboratori di ricerca ai vertici delle istituzioni, dallo sport alla finanza.

Superare le barriere di genere. Proprio con l’intento di mettere attorno allo stesso tavolo una rappresentanza di queste donne di talento, Ntt Data Italia (branch del colosso giapponese dell’Information Technology) e Valore D hanno organizzato per il 24 novembre a Roma una tavola rotonda con l’autore. Ospite d’onore il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. L’obiettivo è quello di produrre un documento sul superamento delle barriere di genere, che trovi spazio nell’agenda del prossimo G7 di Taormina. Ntt Data Italia ha infatti attuato da oltre un anno un ambizioso progetto di valorizzazione della propria componente femminile, in modo da dare un segnale chiaro a tutto il settore tecnologico: il gender gap non è solo un tema sociale, ma anche un imperdonabile dispendio di risorse. Dai risultati di business alla capacità di intercettare i bisogni dei consumatori, dall’impatto sulla reputazione aziendale alla visione strategica. Tutto sembra dimostrare che il futuro è donna.

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