skip to Main Content
Un Vertice Internazionale Si Prepara Anche Con La Comunicazione

Un vertice internazionale si prepara anche con la comunicazione

di Gianluca Comin

Sono settimane di discussioni intense su un tema che ha diviso l’opinione pubblica e i governi in tutto il mondo: la gestione dei flussi migratori. L’appuntamento più atteso è stato sicuramente il vertice di questo fine settimana convocato d’urgenza dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, alle prese con un ministro degli Interni che ne contesta ormai apertamente le posizioni apparentemente troppo morbide sul dossier. Non è però la prima volta che un summit internazionale ed europeo finisce sotto i riflettori dei media: l’arrivo sulla scena di un outsider come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e le sue schermaglie, virtuali e reali, con il leader nordcoreano Kim Jong-un hanno sicuramente contribuito a rafforzare la “spettacolarizzazione” della diplomazia. Complice il ruolo, che ormai diamo per scontato, dei social media.

LA VARIABILE SOCIAL. Se ci pensiamo, sembra quasi normale che i leader mondiali possano “conversare” di fronte a milioni di spettatori su Twitter o che le rappresentanze diplomatiche possano intervenire a gamba tesa nel dibattito del Paese che le ospita con modalità spesso inedite. È di pochi giorni fa la notizia di un tweet piccato indirizzato dall’account dell’ambasciata russa in Italia all’editorialista della Stampa Gianni Riotta, a Mosca in questi giorni per seguire i Mondiali di calcio. A suscitare la reazione dell’Ambasciata è stato un suo tweet in cui criticava una recente decisione della Corte suprema russa.

L’assenza di filtri del web e la possibilità di giocare, quando l’occasione lo consente, anche con un registro più ironico, non devono però farci perdere di vista l’importanza della comunicazione prima, durante e dopo un grande incontro internazionale. Soprattutto se è di debutto per un leader politico, come nel caso del G7 in Canada durante il quale ha esordito il nuovo presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Lo stesso vale per i vertici dell’Unione europea a cui partecipano in queste settimane i nuovi ministri, in molti casi figure tecniche o rappresentanti di partito per la prima volta alla guida di un ministero. Partiamo dalla preparazione, un’attività fondamentale per la comunicazione in qualunque ambito, anche quello aziendale. È utile in questi casi iniziare dai contenuti che verranno trattati durante il summit: alcuni saranno più tecnici, altri ritenuti più adatti ad una resa mediatica. Si tratta di operare una selezione che non deve ovviamente influire sull’effettiva discussione, ma servire piuttosto da guida per chi deve sovrintendere alle attività di comunicazione: non tutto potrà essere anticipato alla stampa, incluso in un comunicato, diffuso sui social media. La distinzione andrà attuata in termini di “notiziabilità”, ma anche di opportunità.

TROVARE IL GIUSTO MIX. In vista dell’appuntamento, potrebbe inoltre rivelarsi utile spiegare meglio l’importanza della discussione, focalizzandosi sui messaggi che possono essere indirizzati all’opinione pubblica, agli stakeholder più interessati al tema e, perché no, ai partner di governo. Messaggi che possono fare chiarezza sulla possibilità di raggiungere o meno determinati obiettivi, sulle proposte che si intende promuovere, sui necessari passi avanti che la soluzione di un problema richiede. Certo, sarà quasi naturale dare una coloritura “politica” a ciò che si dice, perché in fondo la tendenza di ogni rappresentante di partito (e anche di un tecnico “prestato alla politica”) è quella di cogliere l’occasione per inviare un segnale al proprio elettorato, attuale o potenziale. L’abilità del comunicatore, in questo caso, consiste nella capacità di trovare il giusto mix e lo strumento più adatto: un’intervista a un grande quotidiano si conferma ancora, nonostante le difficoltà della carta stampata, un canale privilegiato per “dare il la” alla propria partecipazione a un summit.

L’ESEMPIO DI CONTE. Diversa la situazione durante un vertice. Al di là dei momenti “standard” previsti in queste occasioni (l’assalto dei giornalisti all’arrivo, la conferenza stampa unificata o l’incontro singolo alla fine, la photo opportunity con gli altri leader), ci sono alcuni accorgimenti che possono fare la differenza e che il premier Conte, ben istruito dal portavoce Rocco Casalino, ha già mostrato di saper cogliere al suo primo G7. La capacità di anticipare risultati e temi, magari prendendosi qualche rischio ma cogliendo l’opportunità, con dichiarazioni “a caldo”, di essere inseriti nei pastoni dei telegiornali in prima serata e ripresi dai quotidiani del giorno dopo: non sorprende l’insistenza, normalmente da parte dei vari rappresentanti dei governi europei a Bruxelles, su ciò che si è ottenuto dal confronto con i propri omologhi.

Per dare meno estemporaneità può però essere utile dedicare la stessa attenzione agli strumenti che possono garantire un engagement dei nostri pubblici anche a giorni di distanza: un video da postare su Facebook e Twitter può riprendere quanto detto al vertice così come una fotografia caricata su Instagram può invitare a rileggere le dichiarazioni (tramite un apposito link). Esemplare la foto di Matteo Salvini sull’aereo militare in viaggio per la Libia intento a leggere documenti preparatori dei successivi incontri. La newsletter è un altro canale tramite il quale costruire un pubblico interessato alle tematiche da noi presidiate: in questo caso, ci sarà maggiore possibilità di “spiegare” ciò che si è deciso e di inquadrarlo all’interno dell’attività politica quotidiana. Il tutto senza escludere la carta stampata: può essere un editoriale il modo più efficace per tornare sull’argomento, soppesando i pro e i contro delle soluzioni discusse e i punti di forza della proposta italiana.

DIVERSI PUBBLICI, DIVERSI CANALI. La comunicazione di un grande appuntamento istituzionale si costruisce quindi in più momenti e attivando diversi canali. Diversi sono i pubblici, ma anche gli elementi su cui insistere maggiormente. Le schermaglie del momento sui social media non devono infatti trarci in inganno: anche un intervento sulla carta stampata o su un network televisivo sono tasselli importanti del modo in cui raccontiamo l’attività istituzionale. Caratterizzata, inevitabilmente, da molti momenti dietro le quinte e da grandi occasioni di visibilità da valorizzare.

Back To Top