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Sport E Mito Contemporaneo: Cinema, Serie, Influencer

Sport e mito contemporaneo: cinema, serie, influencer

di intervista a Paolo Condò a cura di Beatrice Pecchiari

Negli ultimi anni il mondo dello sport, e del calcio in particolare, sono stati investiti da profonde trasformazioni sul piano della comunicazione e della narrazione. Per Paolo Condò – voce di riferimento del giornalismo sportivo italiano, a lungo collaboratore de “La Gazzetta dello Sport”, “la Repubblica”, oggi firma del “Corriere della Sera” e opinionista a Sky Sport – nuovi format e nuove esperienze stanno contribuendo ad amplificare quella dimensione ludica e celebrativa che da sempre caratterizza lo sport.

«Il giornalista americano Jimmy Cannon definì lo sport il reparto giocattoli della vita. Secondo me, anche a distanza di tanti anni, continua ad essere la definizione più rispondente, perché attiene al tempo libero delle persone, alle proprie passioni. Stiamo parlando naturalmente di chi fruisce del “prodotto sport” e non di chi lo pratica. In questo senso non è cambiato niente dal punto di vista emotivo».

La vera trasformazione, spiega Condò, è stata economica e professionale: «Quarant’anni fa lo sport dava da mangiare a dieci persone, adesso queste dieci persone non sono diventate venti, sono diventate mille. C’è stato un progresso esponenziale nell’organizzazione generale e nella quantità di mestieri cresciuti attorno alla performance di un campione sportivo».

E questo si lega in parte al concetto di narrazione: «Oggi molti atleti si preparano al confronto con i media attraverso sessioni di coaching dedicate. Un membro del loro staff li sottopone alle possibili domande più “insidiose” che potrebbero emergere in conferenza stampa, così da allenarli a rispondere con prontezza. Questo rende sempre più complesso per i giornalisti porre quesiti davvero sorprendenti: gli sportivi infatti arrivano preparati a tutto, persino a fornire la loro narrazione». Ma non è solo il racconto a trasformare un campione in un’icona: «Il primo ingrediente fondamentale è sempre il risultato. Quello che l’appassionato vuole dal suo eroe è il riscatto, è la rivincita sulle proprie frustrazioni. Il campione che riesce a darti quel brivido di soddisfazione che soltanto la vittoria può dare è quello che ti fa innamorare di lui».

Ma i numeri non bastano: «Abbiamo conosciuto tanti vincitori freddi, che sono amati ma non così tanto. Ci sono personaggi, invece, che parlano a qualche aspetto celato di te stesso e riescono a coinvolgerti di più rispetto ad altri che pure avrebbero ottenuto risultati migliori». Il caso Totti è emblematico: «Il fatto di aver giocato nella Roma per tutta la sua carriera e di aver dedicato tutto a un’unica squadra gli ha permesso di guadagnare l’amore totale della sua città, ma anche il rispetto delle altre tifoserie. Ricordo ancora ciò che avvenne in occasione della presentazione del libro Un Capitano, che scrissi con lui. Venne organizzata al Colosseo: fu sufficiente fare il nome di Totti perché la sovrintendenza concedesse lo spazio per l’evento».

Quella di Totti, ma non solo la sua, è una storia di fedeltà a una squadra che oggi è sempre più raro trovare nei percorsi dei calciatori:

«Molti guardano con rimpianto al modo in cui si faceva il calcio. Io appartengo alla scuola di pensiero progressista, che ritiene positivo il cambiamento che c’è stato. La visione romantica del calcio – incarnata dalla figura di Totti e di altri – è improponibile oggi: ad esempio, il vincolo in base al quale il giocatore non poteva scegliere alla fine del suo contratto dove andare a giocare, perché i club avevano una specie di ius primae noctis eterno su di lui, viene vissuto con rimpianto. Si dice sempre che i famosi calciatori bandiera non esistano più. È vero, ma credo sia normale, perché questo accade in tutti i settori del mondo del lavoro. È cambiando che si possono ottenere maggiori riconoscimenti, sotto il profilo economico in modo particolare. Oggi i calciatori si muovono in un mercato che risponde ad altre logiche. Ma non per questo abbiamo smesso di avere campioni».

Una dinamica che deve essere evitata nel racconto è la mitizzazione acritica dei campioni: «Lo sport è un grande moltiplicatore e propagatore di valori, e il fatto che i campioni siano dei portatori di valori è essenziale. Il vincente viene narrato sempre come se fosse meritevole anche del Premio Nobel. Ma nella realtà non è sempre così: i grandi campioni sono spesso personaggi controversi, anche se, da giornalista, questo puoi soltanto accennarlo il più delle volte».

Ciò che sta veramente cambiando la narrazione dello sport è l’affermazione di nuovi format e piattaforme: «Credo che questa varietà di canali moltiplichi la dimensione epica dello sport: in gran parte di questi format, nei quali spesso mi sono cimentato, ci sono situazioni che allargano lo spettro di quello che possiamo cogliere di un grande personaggio sportivo: quotidiani, periodici, televisione, radio, podcast, app e persino mostre. Tutto questo ha un unico comune denominatore: la qualità del lavoro che applichi ai diversi mezzi. Perché scrivere rimane sempre il cuore della questione». Ed è dal coraggio della sperimentazione che nascono nuove opportunità: «Se guardo al mio percorso, l’esperienza in televisione mi ha permesso di riscoprire un mestiere, ha aperto strade inedite e mi ha permesso di avviare il dialogo con colleghi che hanno professionalità diverse. Tutto questo è stato fonte costante di arricchimento».

 

Paolo Condò ha iniziato la sua carriera al «Piccolo di Trieste», per poi lavorare a lungo alla «Gazzetta dello Sport» e a «la Repubblica». Dal 2015 è talent di Sky Sport e oggi scrive per il «Corriere della Sera». Ha seguito sette Mondiali, cinque Europei, due Olimpiadi, undici finali di Champions e otto Giri d’Italia. Tra i suoi libri, la biografia di Francesco Totti, scritta con lui, Un Capitano, da cui è stato tratto il docufilm Mi chiamo Francesco Totti che ha vinto il David di Donatello.

 

È possibile scaricare una copia digitale al seguente link: https://www.cominandpartners.com/comprendere/

 

Immagine: ©Sky

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