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Campagna UE anti-alcol, lo choc non è l’unica via

Il celebre film del 2005 Thank You for Smoking deve aver avuto un grande successo a Dublino.
Nella pellicola diretta da Jason Reitman tre lobbisti si incontravano spesso per discutere dei loro rispettivi lavori: uno si occupava di armi, l’altro di tabacco e la terza persona di alcolici.
Proprio dall’Irlanda è partita una nuova offensiva su quest’ultimo settore, che potrebbe mettere in difficoltà uno dei comparti più importanti e storici per l’Italia dei vini, delle birre e dei liquori.
Marchi come Cinzano, Campari, Martini, ma anche il Brunello e il Batasiolo, potrebbero presto avere a che fare con una proposta di regolamentazione che si si ispira a quanto attuato per il tabacco.

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Lobbisti per l’alta finanza? Non solo squali

Parlare di lobby e finanza non dovrebbe destare particolare scalpore.
Da sempre infatti, nel senso comune, i grandi attori della finanza mondiale esercitano una pressione indiscussa sui decisori pubblici, contrapponendo alla debolezza di governi dotati di risorse sempre più scarse il loro potere di ricatto: se la tassazione e la normativa non sono di mio gradimento mi sposterò in un contesto nazionale più accogliente.

I soldi, puro potere. I soldi, come si sa, sono una delle forme di potere più pure ed elementari, e non è banale riconoscere che i big del business mondiale possiedono oggettivamente la capacità di intervenire sui processi decisionali.
Ma in che modalità avvengono tali interventi?
Si servono di canali interni o di attori esterni?
Si può parlare di lobbisti della grande finanza?

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Come combattere la disinformazione dei NoTutto (dopo la bomba Nimby del Tar)

di Gianluca Comin

La sentenza del Tar del Lazio, che ha respinto il ricorso di alcune ditte che si erano viste annullare la delibera del comune di Borgorose per la realizzazione di un impianto per la cremazione delle salme, apre scenari ancora difficilmente prevedibili e cambia di botto le regole del gioco degli equilibri di potere dell’opinione pubblica. Certo la decisione non viene su una infrastruttura come una centrale elettrica, una autostrada o un termovalorizzatore.

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Tuttavia, è chiaro che il riconoscere che è sufficiente la “manifestazione da parte della popolazione del Comune della contrarietà alla realizzazione dell’opera” per rendere fondata la decisione dell’Amministrazione di ritirare la sua precedente autorizzazione rischia di inaugurare una nuova, più radicale, stagione di conflitti tra la logica del “fare” e quella del “no”. E rende certamente ancora più evidente agli investitori l’incertezza del diritto e la volatilità delle decisioni pubbliche proprio in un momento in cui con grande forza il governo Renzi sta tentando di offrire a chi intende investire in Italia un quadro di certezze nei tempi, nelle regole e nei soggetti chiamati a decidere.

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Intesa nucleare in Iran, che guerra tra lobby USA

L’esito del voto al congresso Usa per l’approvazione degli accordi con l’Iran è destinato a cambiare l’assetto geopolitico del Medio Oriente, ma non solo.
Attorno all’intesa sul nucleare ruotano interessi politici, culturali, religiosi e soprattutto economici: basta pensare all’impatto che avrà il ritorno delle risorse energetiche della Repubblica islamica nel mercato dell’oil&gas, da cui l’Iran è escluso ormai da più di 10 anni.
Barack Obama ha dichiarato che quest’accordo va supportato in tutti modi, essendo la migliore soluzione per evitare conseguenze ben peggiori che contribuirebbero ad aumentare il caos mediorientale.
Ma per evitare una guerra se n’è scatenata un’altra: quella delle lobby.

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Portatori d’interesse alla carica. Anche la politica estera dei Paesi è sempre più soggetta all’azione dei portatori d’interessi, che spesso vanno a influire in decisioni politiche e diplomatiche.

Dal momento in cui il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Yukiya Amano, ha annunciato la firma del documento da parte del vice presidente iraniano Ali Akbar Salehi, l’attenzione si è spostata al Congresso degli Stati Uniti d’America che si deve pronunciare sulla revoca delle sanzioni.
Il presidente Rohani ha infatti dichiarato che non accetterà alcun trattato se non verranno prima ritirate le sanzioni a cui l’Iran deve sottostare da più di 10 anni.

Momento molto delicato. I lawmakers del congresso stanno vivendo un momento estremamente delicato, paragonabile solo, dicono gli esperti, al voto del 2002 per approvare l’invasione dell’Iraq sotto l’amministrazione George Bush.
L’unico modo con cui l’accordo voluto in prima persona da Obama può essere bloccato è che non si raggiungano i due terzi favorevoli al Congresso, in base alla costituzione americana.

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Liberalizzazioni: le opinioni dei protagonisti di #convegnolib15

A margine del convegno “Liberi di scegliere o disorientati? Cittadini e imprese al bivio delle liberalizzazioni”, organizzato da Comin & Partners in collaborazione con I-Com e Doxa, abbiamo raccolto le opinioni dei relatori.

Di seguito trovate le interviste a Guido Bortoni, Presidente Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico; Andrea Camanzi, Presidente Autorità di regolazione dei trasporti; Giovanni Pitruzzella, Presidente Autorità garante della concorrenza e del mercato; Gianluca Comin, Fondatore di Comin & Partners; Stefano Da Empoli, Presidente di I-Com; Vilma Scarpino, Amministratore delegato di Doxa.

“Il mercato è la direzione verso cui andare” – Intervista a Guido Bortoni, Presidente Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico

Sui settori dell’energia elettrica e il gas si è, ovviamente, concentrato l’intervento di Guido Bortoni secondo il quale, ancora in questa fase, i consumatori possono dividersi in due grandi categorie. La prima formata dalle imprese, comprese le piccole e medie, che stanno pienamente beneficiando della concorrenzialità del mercato. La seconda, invece, è rappresentata in particolare dai consumatori domestici.

Il rischio in questo caso – ha sottolineato il Presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas – è il disorientamento. Da qui l’invito ad essere attivi e consapevoli e ad entrare nel mercato per coglierne appieno gli effetti positivi. “Esiste sempre un paracadute che sono i servizi di maggior tutela” ha infine commentato Bortoni. 

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Liberalizzazioni: Italia promossa con riserva. Italiani allergici al cambio di operatore

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Liberalizzazioni: Italia promossa con riserva e italiani parzialmente soddisfatti delle nuove opportunità offerte dal mercato. E’ questo il risultato che emerge dal rapporto sullo stato delle liberalizzazioni in Italia realizzato da I-Com, in collaborazione con Comin & Partners, e dal sondaggio condotto da Doxa sulla percezione che i cittadini hanno dei vantaggi offerti dall’apertura dei mercati. I documenti sono stati presentati oggi a Roma al convegno “Liberi di scegliere o disorientati? Cittadini e imprese al bivio delle liberalizzazioni”. 

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Cinque serie tv sulla politica da non perdere

Questa settimana vorrei uscire dai binari tracciati in questi mesi nel mio appuntamento settimanale con la rubrica Spin doctor e parlare di quel mondo a cavallo tra fanta-politica e realtà dei giochi di potere rappresentato dalle serie tivù che trattano di politica e di creazione del consenso, di comunicazione e attività di lobby.

Come i grandi leader. Esperienze che ricalcano delle volte fedelmente quello che accade negli uffici presidenziali dei più grandi leader mondiali.

Di seguito una non-classifica sulle migliori rappresentazioni della scena politica contemporanea in televisione.

1. House of Cards: cinismo, Realpolitik e intrighi di potere

Una serie che non ha bisogno di presentazioni, seguita dai più grandi leader di tutto il mondo, tra cui i due presidenti americani che hanno tracciato la storia politica Usa degli ultimi 20 anni come Barack Obama e Bill Clinton, nonché il nostro premier Matteo Renzi.

L’attuale presidente americano, alla vigilia del debutto della terza serie su Netflix, ha twittato: «Domani: @HouseOfCards. Niente spoiler, per favore».

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Clinton: «Il 99% è realistico». L’ex presidente Clinton invece, caro amico di Kevin Spacey, in un’intervista per Gotham ha dichiarato: «Kevin, il 99% di quello che fai vedere nella serie è realistico. L’1% che non hai azzeccato è che non riusciresti mai a far passare una legge sull’istruzione così in fretta».

Perfetta visione delle lobby. Questo misto di cinismo, realpolitik e intrighi di potere stupisce per un aspetto che è difficile da trovare in altre serie televisive: la visione delle lobby, spiegata e agita in maniera molto attenta, senza essere mitizzata o portata agli eccessi. I lobbisti si integrano in maniera efficace e assolutamente realistica nella trama del racconto. 

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Lobbying in Ue, Slovenia campione di trasparenza

Ho scritto sulla differenza tra il modo di fare lobby in Europa e negli Stati Uniti e ho lanciato più volte un appello per istituire una regolamentazione chiara ed efficace della “rappresentanza di interessi” nel nostro Paese.

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A tentare di fare luce sullo stato dell’arte delle politiche in materia di lobbying in Europa ci ha pensato Transparency International, think tank che fa della «lotta alla corruzione in un’ottica internazionale» la sua missione.

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Più soldi ai politici: così gli Usa possono limitare le lobby

Il bilancio operativo 2014 del parlamento americano ammonta a quasi 2 miliardi di dollari (1,16 miliardi per la House of Representatives, 820 milioni per il Senato), comprensivi delle spese per il personale di servizio.

Una cifra importante, ma che rappresenta tuttavia all’incirca il 25% in meno rispetto a quanto spendono le big corporation per lobby e attività di pressione proprio tra i loro di senatori e deputati.

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Secondo il politologo Lee Drutman, autore del libro The Business of America is Lobbying, questo divario implica due ordini di problemi: il primo riguarda il livello d’informazione dei membri del Congresso, il secondo gli obiettivi e la carriera di questi ultimi.

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