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Questa è La Mia Malattia

Questa è la mia malattia

di Lamberto Ciabatti

“Ho una malattia” dice Fabrizio De André dal palco di un suo concerto genovese, lasciando il pubblico in silenzio. “Questa è la mia malattia” rivela, qualche secondo dopo, prendendo dalla custodia della chitarra una sciarpa rosso-blu e mostrandola fiero alla platea.
“Si chiama Genoa!”
Boato.
La fede calcistica è come una patologia da cui, in Italia, quasi nessuno è immune, una passione condivisa che crea comunità sentimentali, a volte più unite di un nucleo familiare.
Il tifo organizzato ha, nel nostro paese, un ruolo importantissimo ma, spesso, sottovalutato. La storia di ogni città si intreccia inesorabilmente con quella dei tifosi.

Nel caso di Foggia, colpita nel 1943 da bombardamenti angloamericani e quasi completamente rasa al suolo, a fare da collante sociale tra i pochi foggiani rimasti e i tanti pugliesi arrivati in città in cerca di lavoro è stata proprio la passione per il calcio. Lo stadio è stato il centro di aggregazione di vecchi e nuovi cittadini. Nel 1951 Firenze (campo neutro dello spareggio con lo Stabia per la prodi mozione in Serie C) viene invasa da duemila tifosi foggiani.
Nonostante nella città pugliese le ferite dei bombardamenti siano ancora fresche, una sorprendente quantità di persone è disposta – per sostenere la propria squadra – a spendere duemila lire e ad affrontare un viaggio di dieci ore.

Il tifo non è quindi solo attaccamento alla maglia ma anche, in una forma ugualmente viscerale e intensa, attaccamento alla città in cui si vive.
Alcuni gruppi Ultras si sono, non a caso, formati proprio per difendere la loro terra dalle “invasioni nemiche”.
Quando, nel 1974, l’Ascoli conquista – per la prima volta nella sua storia – la promozione in Serie A, i supporter marchigiani si trovano a dover fare i conti con tifoserie rivali spesso violente e militarmente organizzate.
Scritte sui muri, sassi contro le vetrine, aggressioni e rapine ai danni di cittadini indifesi: per non soccombere ogni volta non c’è altro modo che reagire. A difesa di Ascoli e degli ascolani, nasce così il gruppo Ultras Settembre Bianconero. Da quel momento, i padroni di casa non si faranno più trovare impreparati.

Una superficiale conoscenza del movimento Ultras porta a pensare ai vari gruppi come a piccole enclavi, comunità chiuse in sé stesse avulse, o peggio rifiutate, dal contesto sociale di cui pure fanno parte.
Non è così, o perlomeno non nella misura in cui questa narrazione viene accreditata come l’unica possibile.
Nata più di vent’anni fa su iniziativa degli Ultras dell’Atalanta, la Festa della Dea è ormai diventata una manifestazione popolare che coinvolge tutta la città e a cui partecipano, ogni anno, migliaia di persone.
Fulvio Gambirasio ha deciso di rompere il silenzio in cui la famiglia si era chiusa dopo l’assassinio di Yara scegliendo proprio la Festa della Dea per presentare la Onlus dedicata alla memoria della figlia.
Questo a conferma di un rapporto di fiducia e stima che i ragazzi della curva hanno, nel corso degli anni, costruito con la famiglia Gambirasio non facendogli mai mancare affetto e vicinanza.

In questa mappa sentimentale del tifo italiano Firenze è un’altra tappa dove gli Ultras, profondamente integrati nel tessuto sociale, possono contare sul sostegno della città.
Come il 18 maggio del 1990, quando, in una conferenza stampa che si tiene nell’allora sede della Fiorentina in piazza Savonarola, il presidente Ranieri Pontello ufficializza la cessione alla Juventus di Roberto Baggio, idolo della tifoseria viola. Su iniziativa di una cinquantina di Ultras scoppia la contestazione, a cui si uniscono tutti i fiorentini, anche quelli totalmente disinteressati al calcio, che – nella vendita del giocatore più rappresentativo della squadra – ravvisano, al di là della vicenda sportiva, un torto fatto alla città.
Una protesta nata da poche decine di tifosi si trasforma, così, in una rivolta popolare.

Se per la politica è sempre più difficile riempire le piazze, il movimento Ultras, forte della credibilità di cui specie in provincia continua a godere, usa questo suo potere di mobilitare la gente non solo per fini calcistici. A Potenza la festa di San Gerardo, patrono della città, è un evento, che – storicamente vissuto con grande coinvolgimento dalla comunità – ha però attraversato negli anni ‘90 un periodo di profonda crisi, caratterizzato da un preoccupante calo di presenze.
Nel 1997 un gruppo di Ultras potentini ha fondato l’Associazione dei Portatori del Santo, che, stimolando nei cittadini spirito di appartenenza e voglia di partecipazione, è riuscita nel compito di promuovere la festa e riportarla agli antichi splendori.

Fuori dai confini nazionali il tifo calcistico diventa fattore identitario, motivo di orgoglio e di socializzazione.
Negli anni ‘70, entrando nel porto di Dakar (capitale del Senegal), era quasi impossibile non fare caso a una gigantesca scritta sul muro: “FORZA SAMB”.
Per i marchigiani che a quel tempo volevano imbarcarsi, le rotte più redditizie erano quelle verso l’Africa (Senegal e Marocco) su navi atlantiche che praticavano soprattutto la pesca del gambero. Quintali e quintali di gamberi, conservati nel ghiaccio delle stive fino al ritorno a casa.
Durante i frequenti viaggi che li costringevano a separarsi da famiglia e squadra, la loro fede calcistica era uno dei pochi riti da officiare, in gruppo, anche a grande distanza.

Questi aspetti sentimentali non sono però, purtroppo, quasi mai considerati.
Le infiltrazioni criminali che si sono verificate in alcune curve italiane e gli episodi di violenza che fanno spesso da sfondo alle partite di calcio hanno portato a una lettura del fenomeno Ultras e monodimensionale, che trascura quanto, in termini aggregativi, sociali e culturali, il tifo organizzato sia stato e sia importante per il nostro paese.

 

Lamberto Ciabatti è autore tv e documentarista. Tra i suoi documentari, Un Selfie con il Papa (su e con Papa Francesco) e Gli Immortali (su e con Jovanotti). Autore di programmi sia culturali che di intrattenimento, ha lavorato con le principali emittenti televisive e piattaforme di streaming. È inoltre ideatore e autore del format “Il Supplente”, trasmesso dalla RAI e da Discovery (venduto in Spagna e Portogallo). Per Sem ha pubblicato ULTRAS (2025), in cui racconta dodici storie di ultras di altrettante squadre (i diritti sono stati opzionati da Cattleya che, dal libro, sta sviluppando una serie tv).

 

È possibile scaricare una copia digitale al seguente link: https://www.cominandpartners.com/comprendere/

 

Immagine: ©U.C. Sampdoria

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