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Social Media E Comunicazione Politica Tra Rischi Ed Opportunità

Social media e comunicazione politica tra rischi ed opportunità

di Gianluca Comin

Lo sviluppo delle piattaforme online e dei social media ha dato una spinta enorme alla partecipazione diretta dei cittadini all’attività dei politici e dei partiti, influenzandoli sempre più. Come abbiamo già visto, il dibattito politico si sviluppa quasi più attraverso gli strumenti di comunicazione digitale che non con quelli tradizionali come i media o i comizi. Possiamo quindi considerare l’evoluzione della comunicazione politica in questo senso positiva? Tendenzialmente sì, ma ci sono molteplici aspetti da considerare.

I casi in cui i social media hanno portato fortuna e voti ai politici sono molti. Basta pensare alla popolare campagna elettorale di Barack Obama, che ha fatto dei social media un vero e proprio motore non solo di comunicazione ma anche di fundraising, raccogliendo dal basso più di mezzo milione di dollari coinvolgendo centinaia di migliaia di sostenitori. In Italia abbiamo visto come, con la piattaforma Rousseau, il web è stato interpretato per la prima volta come punto base di dialogo e di rappresentanza, e la macchina social di Matteo Salvini ha ottenuto numeri mostruosi.

NUOVE OPPURTUNITÀ, MA ANCHE NUOVI TIPI DI DISINFORMAZIONE

Anche i partiti più tradizionali, che hanno sempre avuto delle strutture legate al territorio come le sezioni o articolazioni locali hanno infine accolto questa tendenza. Per aprire i partiti alla società, il digitale è arrivato nel luogo più antico della democrazia diretta: se prima si andava in sezione adesso si può andare sull’app. Allo stesso tempo però, come ha mostrato il caso di Cambridge Analytica, che ha utilizzato Facebook per analizzare i target in maniera mirata ed influenzare il pubblico durante le elezioni americane, la rete e i social sono un forte rischio per le democrazie, anche favorendo la disinformazione. Tra bot, fake news e ingenti finanziamenti, diventa più semplice manipolare i dati e l’opinione pubblica, e quindi i processi democratici dei vari Paesi possono a volte risultare “contaminati”.

Dal punto di vista della comunicazione la questione è complessa e delicata perché bisogna tenere in considerazione più fattori tra cui credibilità e correttezza delle informazioni. Se è vero che grazie ai social media è più facile dare voce alla propria opinione e raggiungere un pubblico vastissimo è anche vero che il post di un politico può esercitare un’enorme influenza sull’elettorato a prescindere dalla verità del contenuto. Proprio su questo argomento Nick Clegg, capo degli Affari globali e delle comunicazioni di Facebook, ha recentemente annunciato che il social media blu non farà il fact-checking ai post dei politici.

SERVE UNA REGOLAMENTAZIONE SERIA E DURATURA CONTRO LE FAKE NEWS

Come sempre nella storia dell’uomo lo sviluppo della tecnologia offre opportunità e rischi. È vero che nel corso degli anni sono stati fatti vari tentativi di risposta alle problematiche nate dalla digitalizzazione, legati agli algoritmi o all’eliminazione di account che incitavano alla violenza. Quello che manca in questo momento, soprattutto ai grandi player del mondo digitale, è una regolamentazione seria e duratura che impedisca fake news ed influenze esterne. Per fortuna, in questo campo l’intelligenza umana e la capacità di discernimento sono sempre determinanti: non c’è il minimo dubbio che andrebbero utilizzate di più.

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